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La biografia di Tito Burgi
(Varano Borghi 1867 - Milano 1938 )

La famiglia Burgi: origini (1815-1867) Burgi alla Cantoni di Castellanza (1907-1934)
La formazione e l’esperienza alla Borghi (1867-1907) I discendenti (dal 1938)

Bibliografia

La famiglia Burgi: origini

La famiglia Burgi – la grafia originaria del cognome tedesco era Bürgi o Bürge – proveniva dal villaggio di Nöthaüslein (presso Mosnang, nel cantone di San Gallo).

Probabilmente i Burgi si trasferirono in Italia a seguito della crisi economica che investì la Svizzera immediatamente dopo la fine del periodo napoleonico: nel 1819 il nonno di Tito, Giuseppe Burgi (allora quattordicenne), era registrato come dipendente presso la filatura Federico Schmutz di Castiglione (Lc). Giuseppe B. ricoprì qui mansioni di operaio specializzato almeno fino alla metà degli anni venti, passando successivamente al cotonificio Borghi di Varano (Va).

A Varano nacque, nel 1839, Giorgio Costante B. – padre di Tito – che dopo la formazione professionale in Svizzera e una prima esperienza nella fabbrica meccanica Onofrio Pantaleone Ragazzoni di Como entrò alla Borghi tra gli anni cinquanta e sessanta. Come il padre, pur con la qualifica di operaio ricoprì incarichi tecnici di qualche rilievo e nel 1866 si sposò con Giovanna Moalli (o Movalli), appartenente a una famiglia piuttosto agiata di Corgeno (località vicino a Varano). Dalla coppia nacque, il 24 marzo 1867, Tito.

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La formazione e l’esperienza alla Borghi

Pur mantenendo anche la cittadinanza Svizzera, Tito B. ebbe contatti molto scarsi con il paese d’origine, al contrario del padre Giorgio Costante, compì infatti i suoi studi interamente in Italia fino a laurearsi nel 1890 in ingegneria industriale al Politecnico di Milano.

Già pochi mesi dopo la laurea, il giovane ingegnere era impiegato presso la Borghi, probabilmente come direttore di filatura (cominciano in questo periodo le veloci registrazioni di appunti annotate dal tecnico sui taccuini che probabilmente portava con sé durante il lavoro).

Dall’agosto 1891 all’ottobre 1892 B. venne inviato dal cotonificio in Inghilterra – nella regione tessile del Lancashire –, per documentarsi in maniera approfondita sulle corrette modalità di utilizzo di alcune delle macchine installate alla Borghi, per eseguire delle prove di filatura e acquistare direttamente nuovi dispositivi per la fabbrica di Varano. Le note raccolte nei quaderni riempiti durante il viaggio e sistematizzate al ritorno in Italia costituirono un fondamentale bagaglio di esperienza tecnica per il neo-ingegnere; B. intraprese in seguito altri viaggi di aggiornamento per periodi più brevi (nel 1902 di nuovo in Inghilterra, nel 1910 in Germania, ad Atzenbach, nel 1912 nel cantone di Zurigo).

Nel giugno del 1900 Tito B. sposò Teresa Bersani, di Monza, trasferendosi in una nuova casa costruita nel 1901 per la coppia dalla stessa Borghi. L’ingegnere trentenne aveva infatti visto crescere le proprie responsabilità nello stabilimento, e ricopriva ormai una posizione di rilievo: all’inizio del Novecento, svolgeva la funzione di vicedirettore tecnico del cotonificio, alle dirette dipendenze dell’ingegnere Leone Maineri, direttore tecnico generale e procuratore della ditta Borghi. A Varano nacquero i primi tre figli di B.: Giuseppina (24 marzo 1901), Luigi (29 ottobre 1902) e Nelda (5 dicembre 1905). L’ultimo figlio, Carlo, nacque invece a Castellanza, nel 1908, dopo il trasferimento della famiglia.

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Burgi alla Cantoni di Castellanza

Nel settembre 1907 Tito B. lasciò la Borghi e iniziò a lavorare come direttore tecnico del Cotonificio Cantoni di Castellanza (Va) – mantenendo tale incarico fino alla pensione, nel 1934.

I suo compiti riguardavano sia gli aspetti propri di tutte le fasi della produzione tessile – approvvigionamento, controllo dai materiali, dei processi di lavoro, controllo dei consumi e dei costi – che numerose incombenze di ingegneria civile per l’adeguamento della fabbrica e la realizzazione di edifici finanziati dai Cantoni (dalle case operaie al monumento ai caduti del comune). Le numerose funzioni e responsabilità di carattere squisitamente tecnico esercitate da B. sono l’oggetto delle minuziose annotazioni dei «Diari» giornalieri e delle «Note tecniche» registrate alla Cantoni.

Tito B. morì nella sua casa di Milano il 9 novembre 1938.

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I discendenti

La primogenita di Tito si sposò con Antonio Crespi, dirigente della Banca di Legnano e la famiglia si imparentò successivamente con una delle dinastie imprenditoriali di Castellanza, i Pomini. Nelda sposò Cesare Orlandi, dirigente di imprese chimiche e l’ultimogenito Carlo avviò una propria attività come farmacista e piccolo produttore di sostanze chimiche nel novarese.

Luigi seguì invece da vicino le orme paterne laureandosi in ingegneria industriale al Politecnico di Milano nel 1925 e lavorando successivamente come direttore tecnico per diverse imprese tessili (Cotonificio di Solbiate, Cotonificio Val d’Olona Ogna Candiani). Nel corso degli anni trenta assunse poi la carica di direttore generale in alcune società facenti capo al gruppo Pirelli (Filatura Makò di Cordenons e Società Tessili Artificiali) e dopo la guerra la sua ascesa continuò attraverso cariche di alta dirigenza nel gruppo Snia (Cotonificio Vittorio Olcese), l’attività di consulenza e, infine, rilevando nel 1955 il Cotonificio Morganti (Gemona del Friuli), della quale era stato dirigente il suocero, insieme ad alcuni soci.

L’impresa Gemona Manifattura è tuttora attiva e il figlio di Luigi, Tito (nato nel 1938) è stato presidente dell’Associazione Cotoniera dal 1992 e presidente dell’Associazione Tessile Italiana fino all’autunno 2005, promuovendone la fusione nella Federazione Imprese Tessili e Moda Italiane SMI-ATI.

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